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Presentazione
Antonio,
giovane calabrese, si addentra, pieno di aspettative ed illusioni,
nell’ambiente a lui sconosciuto della Milano “da bere” degli anni
’80, trovandosi a vivere e ad affrontare una realtà profondamente
diversa da quella “del suo paese”. La storia, nel suo scorrere,
tocca tematiche difficili e dolorose che hanno segnato tutta
un’epoca.
Droga,
alcool, criminalità, “guadagno facile”, sono le problematiche che il
protagonista vive sulla sua pelle e descrive con minuziosi
particolari nel suo racconto ad un occasionale compagno di viaggio.
Potrebbe
essere ritenuta una semplice storia immaginaria, ma si presenta in
realtà come un romanzo biografico che mira a far conoscere al
lettore, seppur in maniera cruda, spaccati di vita reale da cui
trarre la dovuta morale.
“…Con
la maturità, dopo tutto quello che aveva passato, Antonio le era
riconoscente, era grato a quella vita che gli aveva dato una
seconda, una terza, una quarta e chissà quante possibilità. Si era
attaccato a lei come un cane al suo osso, come un cane al suo
boccone di carne cruda.”
Prefazione
Credo occorra accogliere con molto
favore questa prova narrativa di esordio di Giuseppe Nicola Di Leo,
presentandosi come un’opera matura e preziosa nel contenuto. Tanto
più che l’autore è autodidatta nello specifico letterario e si
cimenta su un terreno, quello del raccontare, molto pretenzioso e
che richiede attenzione al “particolare” ed equilibrio ideativo. Il
libro può essere letto tutto d’un fiato per la facilità del
linguaggio e per la voglia del lettore che si lascia catturare dalla
trama avvincente. La storia, basata sull’esperienza di un giovane
meridionale trapiantato nella Milano “da bere”, ci suggerisce l’idea
non di un romanzo di avventure, di eroi o falsi miti, ma di un
racconto di vita nella sue mille sfaccettature.
Pertanto vorrei segnalare l’aspetto
pedagogico dell’opera, che rappresenta un’ insegnamento di vita
nell’affrontare tematiche attuali e di largo riscontro ed invito i
lettori ad appassionarsi alle vicende del giovane protagonista
trovando una chiave di lettura nelle esperienze di ogni giorno.
prof.ssa
Isabella Russo, docente di Storia e Letteratura Italiana presso il
Politecnico Meridonale
Il
racconto di una vita e la vita in un racconto.
Potrebbe essere racchiuso in questa frase il senso della storia
narrata da Giuseppe Nicola Di Leo. Una storia in cui attraverso le
vicende di Antonio, protagonista principale, e di altri giovani
emigrati del sud Italia, si svelano e si scontrano in tutta la loro
durezza, gran parte degli aspetti della vita: l'amicizia, la
sofferenza, l'amore, l'ambizione, i fallimenti, la forza interiore.
La semplicità della narrazione attrae e trasporta sin dalle prime
pagine il lettore nel vivo delle situazioni difficili, spesso al
limite, vissute dai ragazzi nella complicata realtà milanese degli
anni '80. Grazie alla onestà narrativa dell'autore e complice uno
stile pulito e disincantato, chi legge, non può fare a meno di
calarsi totalmente in quel mondo di contraddizioni, squallore,
emozioni, in cui la voglia di vivere e di non arrendersi di fronte
ai "mostri" (la cocaina , la malavita, il disagio sociale), prende
sempre il sopravvento. Il dolore è guardato in faccia e affrontato
senza mai cadere nel pietismo. E nello scenario crudo e disperato in
cui Antonio si muove , nell'abisso in cui più volte rischia di
sprofondare,solo l'amore, inaspettatamente, interviene, risolve,
costruisce, salva. Leggere il libro di Di Leo, significa, per
ciascuno, accettare la sfida di guardarsi dentro, senza ipocrisia
(carne cruda, in fondo, sono soprattutto i bocconi amari che
ingoiamo quotidianamente...) per scoprire come, in fondo, a tutti è
data sempre un'altra possibilità, e, a volte, anche più di una.
Recensione di Nunzia Parisi - Il Quotidiano della Calabria del 20
maggio 2007
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