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CARNE CRUDA

 UN RACCONTO DI GIUSEPPE NICOLA DI LEO

 
>>> ...Proprio così, per riuscire a sopravvivere. Non era stato facile,per lui,districarsi ed andare avanti in quel mondo che per molti anni aveva rappresentato l’unico mondo possibile. Un mondo in cui la vita finiva col perdere spessore, nel non avere più alcun senso,valore,dove lui stesso ed i suoi amici non erano stati altro che carne cruda... <<<

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Trailer - alcuni brani del racconto


…Quando andavo ancora alle superiori, erano i primi anni 80, Franco Simone cantava “Cara droga”, Bob Marley era morto da poco, avevo letto e visto il film “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino” e preso parte a tutti gli incontri che si organizzavano a scuola circa gli effetti delle sostanze stupefacenti. Teoricamente ero un esperto in materia e conoscevo tutti i rischi verso i quali sarebbe andata incontro la mia salute se avessi provato a drogarmi. Nonostante la discreta competenza teorica che mi portavo dietro, quel mondo ed i suoi miti negativi anziché spaventarmi,  mi affascinavano tantissimo.

Ricordo quel periodo con nostalgia ma anche con molta tristezza, non ero un adolescente felice: anzi mi sentivo incompleto e disperatamente solo ed avrei fatto qualsiasi cosa per sfuggire alla mia pesante solitudine ed entrare a far parte di un “gruppo”. Una mattina questo mio desiderio si realizzò, o, per meglio dire, fui io che, con una mia apparentemente libera scelta, feci in modo che esso potesse realizzarsi. In una bella mattina di primavera anziché andare a scuola decisi di seguire Tony, Franco, Gianni e Maurizio in una allegra “scampagnata” al mare. Fu proprio sulla spiaggia che per la prima volta, ascoltando una cassetta di Janis Joplin come sottofondo, mi feci la mia prima canna. Da quel momento in me qualcosa cambiò e non fui mai più quello di prima. Avevo ignorato le regole, avevo seguito il mio istinto, la mia voglia di “provare”ed ero diventato parte di un qualcosa all’interno del quale non mi sarei più sentito solo.

Dopo qualche tempo lasciai la scuola per andarmene a Milano. Lì, credo per gli stessi motivi, feci il mio primo tiro di coca, ed ancora una volta, la mia vita cambiò…


...Presto la mia vita diventò solo quello; sgobbare sul lavoro per avere la mia “medicina” e poi locali di lusso, ragazze compiacenti e tutto il resto. Nonostante l’euforia per quella vita dentro di me mi sentivo già stanco e rimpiangevo i tempi di Città Studi, tempi che ormai mi sembravano lontani anni luce. Cercavo di immaginare che fine avessero potuto fare Valerio,Luigi e Roberto, la puttana sotto casa e perfino la mia vecchia signora che aveva perduto il suo merdoso cane. Malgrado la nostalgia mi rendevo conto, però, che bisognava tirare avanti perché la mia vita ormai era quella...


...Andammo via in macchina e Carmine si complimentò con me per il sangue freddo che avevo dimostrato aggiungendo che aveva avuto la netta sensazione che in quei momenti io avrei fatto qualsiasi cosa lui mi avesse chiesto. Poi mi chiese se sapevo sparare ed io risposi di si, che avevo imparato in Calabria, con alcuni amici che avevano una pistola.

“Ma saresti capace di sparare a qualcuno”, mi chiese.

In quel momento mi si raggelò il sangue, avevo capito dove voleva andare a parare; l’azione compiuta poca prima era stata una specie di prova a cui ero stato sottoposto e forse, ora, me ne aspettava una ancora più difficile...

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