>>>
...Proprio così, per riuscire a sopravvivere. Non era stato
facile,per lui,districarsi ed andare avanti in quel mondo che per
molti anni aveva rappresentato l’unico mondo possibile. Un mondo
in cui la vita finiva col perdere spessore, nel non avere più
alcun senso,valore,dove lui stesso ed i suoi amici non erano stati
altro che carne cruda...
<<<
LINKS
altri siti
dello stesso autore:
www.laportadellanima.it
www.larabafenice.com
www.libreriadileo.com
www.pensierolibero.net
|
Trailer -
alcuni brani del racconto
…Quando andavo ancora alle superiori, erano i primi anni 80,
Franco Simone cantava “Cara droga”, Bob Marley era morto da
poco, avevo letto e visto il film “Noi, i ragazzi dello zoo di
Berlino” e preso parte a tutti gli incontri che si organizzavano
a scuola circa gli effetti delle sostanze stupefacenti.
Teoricamente ero un esperto in materia e conoscevo tutti i
rischi verso i quali sarebbe andata incontro la mia salute se
avessi provato a drogarmi. Nonostante la discreta competenza
teorica che mi portavo dietro, quel mondo ed i suoi miti
negativi anziché spaventarmi, mi affascinavano tantissimo.
Ricordo quel periodo con nostalgia ma anche con molta tristezza,
non ero un adolescente felice: anzi mi sentivo incompleto e
disperatamente solo ed avrei fatto qualsiasi cosa per sfuggire
alla mia pesante solitudine ed entrare a far parte di un
“gruppo”. Una mattina questo mio desiderio si realizzò, o, per
meglio dire, fui io che, con una mia apparentemente libera
scelta, feci in modo che esso potesse realizzarsi. In una bella
mattina di primavera anziché andare a scuola decisi di seguire
Tony, Franco, Gianni e Maurizio in una allegra “scampagnata” al
mare. Fu proprio sulla spiaggia che per la prima volta,
ascoltando una cassetta di Janis Joplin come sottofondo, mi feci
la mia prima canna. Da quel momento in me qualcosa cambiò e non
fui mai più quello di prima. Avevo ignorato le regole, avevo
seguito il mio istinto, la mia voglia di “provare”ed ero
diventato parte di un qualcosa all’interno del quale non mi
sarei più sentito solo.
Dopo qualche tempo lasciai la scuola per andarmene a Milano. Lì,
credo per gli stessi motivi, feci il mio primo tiro di coca, ed
ancora una volta, la mia vita cambiò…
...Presto la mia vita diventò solo quello; sgobbare sul lavoro
per avere la mia “medicina” e poi locali di lusso, ragazze
compiacenti e tutto il resto. Nonostante l’euforia per quella
vita dentro di me mi sentivo già stanco e rimpiangevo i tempi di
Città Studi, tempi che ormai mi sembravano lontani anni luce.
Cercavo di immaginare che fine avessero potuto fare
Valerio,Luigi e Roberto, la puttana sotto casa e perfino la mia
vecchia signora che aveva perduto il suo merdoso cane. Malgrado
la nostalgia mi rendevo conto, però, che bisognava tirare avanti
perché la mia vita ormai era quella...
...Andammo via in macchina e Carmine si complimentò con me per
il sangue freddo che avevo dimostrato aggiungendo che aveva
avuto la netta sensazione che in quei momenti io avrei fatto
qualsiasi cosa lui mi avesse chiesto. Poi mi chiese se sapevo
sparare ed io risposi di si, che avevo imparato in Calabria, con
alcuni amici che avevano una pistola.
“Ma saresti capace di sparare a qualcuno”, mi chiese.
In quel momento mi si raggelò il sangue, avevo capito dove
voleva andare a parare; l’azione compiuta poca prima era stata
una specie di prova a cui ero stato sottoposto e forse, ora, me
ne aspettava una ancora più difficile...
>>> pagina seguente >>>
|