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...Proprio così, per riuscire a sopravvivere. Non era stato
facile,per lui,districarsi ed andare avanti in quel mondo che per
molti anni aveva rappresentato l’unico mondo possibile. Un mondo
in cui la vita finiva col perdere spessore, nel non avere più
alcun senso,valore,dove lui stesso ed i suoi amici non erano stati
altro che carne cruda...
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Trailer -
alcuni brani del racconto
...Con Rocco speravamo sempre di riprenderci, ci illudevamo che
sarebbero tornati i bei tempi ma niente di tutto questo accadde.Io
non uscivo neanche più di casa, solo il necessario per andare a
vendere qualche confezione e tirare avanti. Rocco era sempre più
alienato, non lo riconoscevo quasi più, neanche lui andava a
lavorare e frequentava della brutta gente. Una sera arrivò a
casa più nervoso del solito, stava male ma non voleva dirmi cosa
avesse. Dopo parecchio tempo e a fatica riuscì a farlo
addormentare finché non fummo svegliati nel cuore della notte da
una telefonata; qualcuno avvisava Rocco che i Carabinieri erano
andati a cercarlo a casa sua in Calabria. Si era fatta l’alba e
decidemmo di uscire ma appena fuori dal portone c’erano degli
agenti in borghese ad aspettarlo, lo ammanettarono e lo
portarono via...
...Cercai di rintracciare qualcuno del vecchio gruppo per avere
ulteriori notizie e dopo qualche giorno riuscii a mettermi in
contatto con Saro, il quale, dopo avermi confermato la notizia
dell’arresto e di Carmine, me ne diede una ancora più tremenda
che provocò in me un dolore che attraversò tutto il mio corpo
come una lama; Rocco “mano di ferro” era morto in seguito ad
un’overdose. Qualche mese prima era uscito di prigione ed era
ritornato a Milano, nel vecchio appartamento di Piazza Dergano,
il “nostro” vecchio appartamento. Aveva ricominciato a
farsi, o forse non aveva mai smesso, neanche in galera. Era
passato anche lui all’eroina, la coca non gli bastava più. Una
mattina non si era presentato in agenzia e Carmine, preoccupato,
era andato a cercarlo a casa trovandolo sul letto, morto, con
l’ago ancora conficcato nel braccio.
Stentavo a crederci. Era morto sullo stesso letto dove avevamo
fatto l’amore con Elena, dove avevamo diviso tante notti di
sonno e parlato per ore, nella casa dove avevamo passato tanti
momenti felici.
Ero
profondamente scosso, piansi per giorni e caddi in una profonda
depressione chiudendomi in me stesso ed iniziando a bere. La
roba non mi bastava più, volevo sentirmi sempre e solo
“sballato” e non pensare più a niente...
...Per tutto il giorno le sue parole mi rimbombarono in testa,
mi facevo così schifo che il mio pensiero divenne uno solo;
volevo morire. Morire e levarmi dai piedi, morire per stare un
po’ in pace, morire e farla definitivamente finita. Comprai
quanta più eroina riuscii a trovare poi comprai una “spada” e me
ne andai in riva al mare. Era di nuovo inverno, faceva freddo ma
io non sentivo nulla, stavo bene. Quando ci si rassegna alla
morte si sta veramente bene. Avevo deciso di iniettarmi tutta
quella roba in un colpo solo e andare così in overdose ma, prima
di quel giorno, non mi ero mai bucato, credevo fosse facile ma
non fu così. Riuscii a sciogliere la roba e a preparare la
siringa ma non fui capace di iniettarmela. Mi sfregiai il
braccio, provai e riprovai ma nulla da fare, non riuscivo ad
andare in vena. Ritornai allora in paese e cercai un altro amico
tossico. Nascondendogli le mie vere intenzioni, gli dissi che
volevo provare anch’io“il buco”e gli chiesi di farmi
l’iniezione; me la fece e poi si fece anche lui. Appena la roba
andò in circolo ebbi l’impressione di ricevere una martellata in
testa e persi i sensi. Il mio accompagnatore non si accorse di
nulla, pensava che io stessi semplicemente “viaggiando”, così,
finito l’effetto, se ne andò lasciandomi lì. Dopo un paio d’ore
mi svegliai e capii di non essere morto; avevo avuto un
collasso, ma la dose non era stata sufficiente a farmi morire in
quanto più della metà del contenuto della siringa era andato
perso negli innumerevoli tentativi di prendere la vena che avevo
fatto in precedenza.
In quel
momento, dopo il mio mancato suicidio, mi venne una specie di
illuminazione, l’idea che forse c’era un’altra strada per venire
fuori da quella situazione orribile. Una strada in salita ma pur
sempre una strada che valeva la pena percorrere...
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