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CARNE CRUDA

 UN RACCONTO DI GIUSEPPE NICOLA DI LEO

 
>>> ...Proprio così, per riuscire a sopravvivere. Non era stato facile,per lui,districarsi ed andare avanti in quel mondo che per molti anni aveva rappresentato l’unico mondo possibile. Un mondo in cui la vita finiva col perdere spessore, nel non avere più alcun senso,valore,dove lui stesso ed i suoi amici non erano stati altro che carne cruda... <<<

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Trailer - alcuni brani del racconto


...Con Rocco speravamo sempre di riprenderci, ci illudevamo che sarebbero tornati i bei tempi ma niente di tutto questo accadde.Io non uscivo neanche più di casa, solo il necessario per andare a vendere qualche confezione e tirare avanti. Rocco era sempre più alienato, non lo riconoscevo quasi più, neanche lui andava a lavorare e frequentava della brutta gente. Una sera arrivò a casa più nervoso del solito, stava male ma non voleva dirmi cosa avesse. Dopo parecchio tempo e a fatica riuscì a farlo addormentare finché non fummo svegliati nel cuore della notte da una telefonata; qualcuno avvisava Rocco che i Carabinieri erano andati a cercarlo a casa sua in Calabria. Si era fatta l’alba e decidemmo di uscire ma appena fuori dal portone c’erano degli agenti in borghese ad aspettarlo, lo ammanettarono e lo portarono via...


...Cercai di rintracciare qualcuno del vecchio gruppo per avere ulteriori notizie e dopo qualche giorno riuscii a mettermi in contatto con Saro, il quale, dopo avermi confermato la notizia dell’arresto e di Carmine, me ne diede una ancora più tremenda che provocò in me un dolore che attraversò tutto il mio corpo come una lama; Rocco “mano di ferro” era morto in seguito ad un’overdose. Qualche mese prima era uscito di prigione ed era ritornato a Milano, nel vecchio appartamento di Piazza Dergano, il “nostro” vecchio appartamento. Aveva ricominciato a farsi, o forse non aveva mai smesso, neanche in galera. Era passato anche lui all’eroina, la coca non gli bastava più. Una mattina non si era presentato in agenzia e Carmine, preoccupato, era andato a cercarlo a casa trovandolo sul letto, morto, con l’ago ancora conficcato nel braccio.

Stentavo a crederci. Era morto sullo stesso letto dove avevamo fatto l’amore con Elena, dove avevamo diviso tante notti di sonno e parlato per ore, nella casa dove avevamo passato tanti momenti felici.

Ero profondamente scosso, piansi per giorni e caddi in una profonda depressione chiudendomi in me stesso ed iniziando a bere. La roba non mi bastava più, volevo sentirmi sempre e solo “sballato” e non pensare più a niente...


...Per tutto il giorno le sue parole mi rimbombarono in testa, mi facevo così schifo che il mio pensiero divenne uno solo; volevo morire. Morire e levarmi dai piedi, morire per stare un po’ in pace, morire e farla definitivamente finita. Comprai quanta più eroina riuscii a trovare poi comprai una “spada” e me ne andai in riva al mare. Era di nuovo inverno, faceva freddo ma io non sentivo nulla, stavo bene. Quando ci si rassegna alla morte si sta veramente bene. Avevo deciso di iniettarmi tutta quella roba in un colpo solo e andare così in overdose ma, prima di quel giorno, non mi ero mai bucato, credevo fosse facile ma non fu così. Riuscii a sciogliere la roba e a preparare la siringa ma non fui capace di iniettarmela. Mi sfregiai il braccio, provai e riprovai ma nulla da fare, non riuscivo ad andare in vena. Ritornai allora in paese e cercai un altro amico tossico. Nascondendogli le mie vere intenzioni, gli dissi che volevo provare anch’io“il buco”e gli chiesi di farmi l’iniezione; me la fece e poi si fece anche lui. Appena la roba andò in circolo ebbi l’impressione di ricevere una martellata in testa e persi i sensi. Il mio accompagnatore non si accorse di nulla, pensava che io stessi semplicemente “viaggiando”, così, finito l’effetto, se ne andò lasciandomi lì. Dopo un paio d’ore mi svegliai e capii di non essere morto; avevo avuto un collasso, ma la dose non era stata sufficiente a farmi morire in quanto più della metà del contenuto della siringa era andato perso negli innumerevoli tentativi di prendere la vena che avevo fatto in precedenza.

In quel momento, dopo il mio mancato suicidio, mi venne una specie di illuminazione, l’idea che forse c’era un’altra strada per venire fuori da quella situazione orribile. Una strada in salita ma pur sempre una strada che valeva la pena percorrere...

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