GLOBALIZZAZIONE: UN BENE O UN MALE PER CHI VIVE OGGI?
di Annamaria Di Leo
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Da qualche anno si sente spesso parlare di globalizzazione, un fenomeno sempre più diffuso, visto da alcuni come una salvezza e da altri un nemico da temere. Ma in realtà di cosa si tratta? Il termine “globalizzazione” è stato coniato dagli economisti negli anni Ottanta e sta ad indicare un grande mercato senza frontiere dove circolano non solo beni e capitali, ma soprattutto mode e stili di vita. Tale realtà, se pur favorita dalla politica diventata alleata del commercio, è in primis una conseguenza del progresso tecnologico e quindi un processo spontaneo. Come ogni cosa, anche la globalizzazione ha i suoi pro e contro; alcune conseguenze che ne derivano possono esser considerate vantaggiose o svantaggiose a seconda dei punti di vista. Una prima conseguenza della globalizzazione è la concorrenza: essa induce a crescere, sprona le aziende a migliorarsi e ad avere idee innovative; ma si rivela un arma dal duplice taglio, in quanto molti Paesi poveri vengono esclusi dal commercio mondiale non potendo competere con le grandi multinazionali, le vere protagoniste della globalizzazione; in conseguenza di ciò cresce il divario tra Nord e Sud del mondo. Per di più questi grandi colossi industriali sfruttano le risorse dei Paesi asiatici e africani senza offrire ricchezza e sviluppo, anzi i lavoratori vengono sottopagati e maltrattati, specie i minori. Infine la spietata concorrenza ha costretto piccole e medie aziende a chiudere, anch’esse incapaci di accedere a questo grande meccanismo planetario che addita alla quantità piuttosto che alla qualità. La globalizzazione reca benessere ai paesi industrializzati, i quali controllano oltre la metà del commercio e degli investimenti internazionali. Eppure anche nei paesi “ricchi” i problemi non mancano: infatti la ricchezza non è distribuita equamente, perciò aumentano le disuguaglianze sociali; inoltre la globalizzazione ha determinato un calo dell’occupazione nel settore industriale, a causa del trasferimento di grandi fabbriche in paesi dove il costo del lavoro è più basso. Malgrado questo bisogna riconoscere un grande vantaggio derivante dalla globalizzazione, ovvero lo scambio inter-culturale: oggi più che mai abbiamo l’opportunità di confrontarci con culture e modi di pensare differenti, in modo tale da accrescere le nostre conoscenze, allargare la mente e rendere più completi noi stessi. In conclusione possiamo asserire che, da quel che si evince dalla trattazione, la globalizzazione non sia un fenomeno del tutto negativo. È certo però che tale fenomeno debba subire delle nette modificazioni: per prima cosa occorre che si osservino delle regole condivise nell’interesse di tutti gli stati globalizzati; in secondo luogo bisogna che vengano tutelati i diritti umani, bloccando ad esempio lo sfruttamento minorile. Soltanto quando cesserà l’attuale atteggiamento imperialista delle nazioni potenti si potrà cercare di intraprendere una nuova e più giusta globalizzazione, che comporti più aspetti positivi che negativi.