|
Convincermi a pubblicare la raccolta “ La porta dell’anima “ non fu un’impresa facile da parte dei pochi amici che l’ avevano letto , ma dopo averlo fatto, per me fu una soddisfazione immensa. Era stato come la nascita di un figlio, e giorno dopo giorno ne seguivo le sue evoluzioni. Fu dopo queste soddisfazioni raccolte giorno per giorno che nacque in me la voglia di produrre ancora … ma nulla ! Come si dice in genere , non avevo più “ l’ispirazione “. Me ne feci una ragione e non ci pensai più. In una notte dell’estate seguente, in una notte rovente dell’estate seguente , come se fossi in delirio sognai le parole di “ Prima che venga sera” , e svegliatomi di colpo le misi nero su bianco. Poi da li fu un nuovo susseguirsi di emozioni e di parole. “Prima che venga sera” sarebbe dovuto essere il titolo di questa piccola pubblicazione; dico sarebbe perché, come è evidente, negli ultimi giorni di gestazione del lavoro , ho preferito cambiare il titolo in “ L’araba Fenice “ . Questo titolo è molto meno originale certo , ma dà , a parer mio, maggiore senso al mio sintetico messaggio, alla mia breve testimonianza : la fine di una fase della vita, come può essere appunto la fine di un amore, non comporta la distruzione di tutto quello che è stato fatto, bensì è il gradino dal quale ripartire, ricominciando da dove si era arrivati per proseguire il cammino, verso un piano superiore.
|